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Domenica 6 giugno 2004 avviata la causa di beatificazione di Igino Giordani nella Cattedrale di san Pietro in Frascati. La causa è stata promossa nel dicembre 2000 da Mons. Pietro Garlato, allora vescovo di Tivoli, e da Mons. Giuseppe Matarrese vescovo di Frascati.
Breve
Storia di Igino Giordani (tratta dal comunicato Stampa del Movimento dei Focolari) Igino Giordani. Scrittore, giornalista,
politico, ecumenista e patrologo,
è
una delle figure più rappresentative del Novecento, una personalità
poliedrica che ha lasciato tracce profonde ed ha aperto prospettive
profetiche a livello culturale, politico, ecclesiale, sociale. Nato
nel 1894 a Tivoli, primo dei sei figli di Orsolina e Mariano muratore,
si avvia agli studi per l’aiuto di un benefattore. Nel 1915 è
chiamato alle armi nella prima guerra mondiale. Ufficiale in trincea,
confesserà poi di non aver mai voluto sparare al nemico, meritandosi
comunque la medaglia d’argento per l’ardire e la generosità,
insieme a ferite che lo angustieranno per tutta la vita.
Laureato in lettere, si dedica all’insegnamento a Roma e
sposa Mya Salvati, intessendo una storia d’amore sempre più
delicata e forte, dalla quale nasceranno quattro figli: Mario, Sergio,
Brando e Bonizza. Negli
anni ’20 comincia il suo impegno politico.
Conosce
Don Sturzo, che lo sceglie come capo ufficio stampa del neonato Partito
Popolare. Piero Gobetti gli pubblica il libro Rivolta Cattolica, definendolo “sintesi
di pensiero cattolico nuovo”. Fonda il periodico Parte Guelfa. E già negli anni ’24 e ’25 elabora e diffonde
idee sulla “Unione delle Chiese”
e sugli “Stati Uniti
d’Europa”.
Abbandonata
per motivi politici la scuola pubblica, nel 1927 trova lavoro presso la Biblioteca
Vaticana, dove riesce a far assumere anche Alcide De Gasperi, appena
uscito dalle prigioni fasciste. Diviene direttore di
Fides, la rivista della “Pontificia Opera per la preservazione
della Fede”. Collabora al periodico Il
Frontespizio di Piero Bargellini, stringendo rapporti col vivace
movimento letterario fiorentino. Nel
1944 dirige Il Quotidiano, il
nuovo giornale dell’Azione Cattolica
del secondo dopoguerra; in seguito succede a Gonella nella
direzione de Il Popolo. Il
2 giugno 1946 viene eletto deputato ed entra a far parte di quei “padri
costituenti” che hanno posto le fondamenta ideali della
Repubblica italiana. Sarà rieletto ancora nel 1948, e nel 1950 diverrà
membro
del Consiglio dei popoli d’Europa a Strasburgo. In
sintesi, Giordani è
stato politico militante, non per ambizione, ma per amore e servizio
alla comunità in momenti difficili. Negli anni ’20 lotta con
coraggio per la libertà di fronte alla dittatura.
La forte connotazione etica del suo impegno politico gli vale
l’emarginazione sotto il regime: periodo di intelligente, continua
"resistenza culturale", in cui esalta nei suoi libri i valori
della libertà e di un ordine diverso. Il periodo dal
’46 al ’53 è quello più creativo e vivace,
con iniziative audaci e profetiche per la pace tra le classi e tra i
popoli,
e un timbro originalissimo: la ormai famosa “ingenuità”, che lo
porta su posizioni scomode, come l’obiezione di coscienza, il no alle
spese militari, il no alla demonizzazione dei comunisti, … Una
“ingenuità” che lo mette presto fuori gioco (non viene rieletto nel
’53) ma che oggi lo fa riscoprire come (sono parole dello storico De
Rosa) “un politico
dell’anti-politica, non fatto per tutte le stagioni, non disponibile
alle ragioni del potere per il potere”. Come
scrittore, ha pubblicato oltre 100 opere (una media di quasi due
all’anno), tradotte nelle principali lingue, senza contare i saggi,
gli opuscoli, gli
articoli (oltre 4000), le lettere, i discorsi. Esemplare la sua esperienza cristiana
Tra le sofferenze dell’ospedale militare, a 22 anni avverte una
prima chiamata alla santità, rafforzata dagli scritti di Caterina da
Siena. Si fa terziario domenicano per amore di lei, "la
prima - dirà - che m'incendiò
dell'amor di Dio". Come
cristiano ha vissuto con anima evangelica ogni attività terrena,
vedendola sempre come vocazione. I suoi scritti più validi - di
continua attualità - nascono da una profonda conoscenza della storia
del cristianesimo e dei Padri della chiesa. Da qui la solida formazione
teologica e spirituale che lo contraddistingue. La mette a frutto in una
feconda attività di animazione cristiana della cultura e di formazione
spirituale dei laici ed anche di sacerdoti e religiosi. Precursore
del dialogo ecumenico, anticipa negli anni '30 le linee del Concilio
Vaticano II.. Studia, traduce, spiega i Padri
del primo cristianesimo in anni in cui erano quasi dimenticati. Da essi
tira fuori quel “Messaggio
sociale del cristianesimo” che è una delle sue opere più
note. Si immedesima tanto in loro, che Italo Alighiero Chiusano lo
definisce "un qualche antico
Padre della Chiesa a cui Dio ha dato il privilegio di risorgere e di
girare oggi in mezzo a noi". Verso i sentieri della santità Ma
l’evento che eleva ancor di più la sua vita verso i sentieri luminosi
ed esigenti della santità, avviene nel settembre 1948, ed è
l’incontro con Chiara Lubich. Si
può dire che inizia per lui una esperienza nuova che lo coinvolge
completamente, un sodalizio spirituale singolare per umiltà,
trasparenza, unità. Dirà più tardi: “Tutti
i miei studi, i miei ideali, le vicende stesse della mia vita mi
apparivano diretti a questa meta… Potrei dire che prima avevo cercato;
ora ho trovato”. Affascinato
dalla radicalità evangelica della "spiritualità di comunione"
da lei annunziata e vissuta, vi scorge la possibile realizzazione del
sogno dei Padri della Chiesa: spalancare le porte dei monasteri perché la santità non sia privilegio
di pochi, ma fenomeno di massa nel popolo cristiano. Aderisce
perciò con totalità di mente e di cuore al Movimento dei Focolari,
all’interno del quale viene chiamato "Foco",
per l’amore che testimonia e diffonde. Non solo. Col suo "sì"
diviene strumento provvidenziale perché la fondatrice dei Focolari
abbia nuove luci e ulteriori comprensioni del proprio carisma. Giordani
pare quasi uscire gradualmente dalla scena culturale e politica fin
allora calcata, per riviverla su un piano soprannaturale.
Nel “farsi bambino”
davanti all’amore totalitario dei vergini, a lui sposato si spalanca,
proprio “nell’amore senza
misura”, una via di comunione con essi. Puro di cuore e con
l'anima dilatata sull'umanità, può
così aprire la strada ad una schiera di coniugati in tutto il mondo,
chiamati a questa nuova consacrazione. E dietro a loro sono sorti
movimenti di massa per le famiglie e per la rianimazione evangelica
delle varie attività umane. Diviene così uno dei più stretti
collaboratori di Chiara, che lo considera "confondatore". Sulle vie della mistica Nel
crogiolo del Focolare, Giordani compie un più alto viaggio dell'anima
sulle vie della mistica, dove le prove spirituali, le incomprensioni e
le umiliazioni delle progressive emarginazioni, i dolori fisici, si
scoloriscono davanti all’esperienza quotidiana della presenza di
Cristo “tra due o più” uniti nel suo nome, e del mistero d’amore di un
Dio crocifisso e abbandonato. Ottiene dal Cielo straordinarie esperienze
di unione con Dio e con Maria, ed anche quelle prove "oscure"
dell'anima che il Signore riserva a chi più egli ama. Il suo viaggio
diventa così un "volo" in Dio, concluso la
sera del 18 aprile 1980. I
suoi resti mortali riposano nel cimitero di Rocca di Papa (Roma). Definire
Giordani con una parola? Molti,
anche intellettuali esigenti, l’hanno chiamato "un
profeta". Per
Chiara Lubich è "l'uomo
delle beatitudini", e ne
svela l'ampiezza insolita quando lo definisce "anima-umanità". Per
Tommaso Sorgi, attento suo studioso, è un “innamorato
di Dio e dell'uomo”. Nedo
Pozzi
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